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La proposta dei Mad Pink Floyd Experience si colloca, rispetto al panorama delle cover band dei PF, in una posizione totalmente differente. La differenza sta sostanzialmente sulla scelta di riproporre un repertorio poco considerato (quello che va dal 1967 al 1973) sia per le peculiarità stilistiche che per le numerose difficoltà esecutive.
La proposta dei Mad PFX si distingue inoltre per la cura nel riproduzione dei dettagli sonori , finalizzati a rievocare le atmosfere originali dell’epoca.
Viene naturale a questo punto chiedersi il perché della scelta di un repertorio così particolare.
Per rispondere a questa domanda è necessario ripercorre le storia dei Pink Floyd che, come i cultori sanno, verso la fine degli anni ’60 e gli inizi degli anni ’70 si trovarono a “riprendersi” dalla problematica sostituzione del leggendario Syd Barrett che, oltre ad essere il “creatore”, aveva anche segnato il destino musicale della band.
In un certo senso si può dire che le produzioni musicali dei Pink Floyd di questo specifico periodo siano tutte tese a trovare quell’identità perduta con la perdita del loro leader storico.
La coesione tra i componenti della band in quegli anni è forte e lo si percepisce chiaramente ascoltando con cura il repertorio ma soprattutto… suonandolo! In un certo senso si può dire che questo specifico periodo di creazioni musicali fu forse l’unico di tutta la carriera dei Pink Floyd in cui la band fu “veramente una band”. Un tale periodo, che potremmo definiremo “di grazia”, che contempla ancora l’influenza del passaggio di Barrett ma che si dirige in un’altra direzione, come la storia ricorda, si concluse definitivamente con l’entrata in scena di Alan Parson che definì le linee guida e mise l’ordine necessario alla realizzazione dell’intramontabile “The Dark Side of the Moon” .
Il altre parole possiamo dire che questo specifico repertorio dei Pink Floyd è l’unico in cui il gruppo funziona come gruppo ed è sganciato dal condizionamento di forti personalità, come lo era stata quella di Barrett o come lo sarà, dilì
a poco, quella di Waters.
Infine, non va dimenticato inoltre che questo periodo di “transizione” fu fondamentale permettere ai Floyd di solidificare le peculiarità spettacolari e permise ai singoli componenti di esprimere al massimo le singole pecularietà creative propedeutiche alle produzioni successive.
Fu da un lato propedeutico, che si concluse con l’entrata in scena di Alan Parker.