I Pink Floyd sono stati una rock bandbritannica formatasi nella seconda metà degli anni sessanta che, nel corso di una lunga e travagliata carriera, è riuscita a riscrivere le tendenze musicali della propria epoca e a diventare uno dei gruppi più importanti della storia del rock.
Sebbene agli inizi siano stati influenzati prevalentemente dal rock psichedelico e dallo space rock, il genere al quale appartengono è in prevalenza il rock progressivo. Caratterizzati da testi filosofici, esperimenti sonori, grafiche innovative e spettacolari concerti, hanno venduto oltre 210 milioni di dischi in tutto il mondo, di cui 74,5 milioni nei soli Stati Uniti d’America. I Pink Floyd hanno influenzato considerevolmente la musica successiva, dai gruppi progressive degli anni settanta, come Genesis e Yes, fino a musicisti contemporanei, come Nine Inch Nails[9] e i Dream Theater.
La band, dopo essersi fatta notare grazie a lavori di stampo psichedelico, raggiunge la maturità con Atom Heart Mother, e si afferma a livello mondiale con The Dark Side of the Moon ed i successivi album, tra cui Wish You Were Here e The Wall, che consegnano i quattro alla storia del rock. La formazione non subisce sostanziali cambiamenti fino al 1985, escludendo una parentesi in cui Wright figura solo come turnista. Nel 1985 Waters abbandona il gruppo; i membri rimanenti pubblicano successivamente altri due album in studio di notevole successo: A Momentary Lapse of Reason e The Division Bell. La formazione cessa la propria attività nel 1995, e si scioglie nel 2006, quando Gilmour nega ufficialmente la possibilità di una reunion. Con la morte di Wright, nel 2008, si spengono di fatto le speranze dei fan.
La storia
La formazione dei Pink Floyd, nel corso degli anni, è stata guidata da tre figure predominanti, ognuna delle quali ne ha influenzato in modo sostanziale il percorso artistico: si tratta, in ordine cronologico, di Barrett, Waters e Gilmour. Lo stile floydiano non ha però risentito significativamente di questi cambi di leadership, ed il sound che caratterizza la band è rimasto sostanzialmente inalterato e riconoscibile in quasi trent’anni di carriera.
Le origini
I Pink Floyd si formano a Londra nel 1965, quando Syd Barrett si unisce ad una band di studenti dell’Istituto Politecnico di Architettura della capitale britannica, per sostituire un cantante di nome Chris Dennis: il gruppo si chiama The Tea Set e in esso figurano Nick Mason, Roger Waters, Richard Wright e Bob Klose. La band riscuote un moderato successo, affermandosi come una delle più popolari formazioni dell’underground londinese alla fine degli anni sessanta.
Quando i Tea Set scoprono che il loro nome era già usato da un’altra band Barrett propone The Pink Floyd Sound, unione dei nomi di due bluesman: Pink Anderson e Floyd “dipper boy” Council, letti tra i crediti di un album di Piedmont blues. La parola “sound” viene presto abolita, mentre l’articolo “the” resiste fino al 1970, e viene usato per identificare i lavori dell’era Barrett. I due album del ’69 riportano come nome della band “Pink Floyd”, ma scrivono “produced by The Pink Floyd”, mentre in Atom Heart Mother, del 1970, è scritto esattamente il contrario. David Gilmour, tuttavia, usa l’articolo fino al 1984.
Bob Klose lascia il gruppo dopo aver registrato solamente un demo lasciando una formazione che vede Barrett alla voce e alla chitarra, Waters al basso, Wright alle tastiere e Mason alle percussioni. Syd comincia subito a scrivere canzoni, influenzato dalla corrente psichedelica che in quegli anni viveva il periodo di massimo splendore, e le sue creazioni vengono riprodotte nei frequenti concerti presso l’UFO Club, il Marquee Club e la The Roundhouse, locali simbolo della scena underground londinese.
Alla fine del 1966 la band viene invitata a contribuire alla colonna sonora del documentario Tonite Let’s All Make Love in London, di Peter Whitehead, con i brani Interstellar Overdrive e Nick’s Boogie, registrati nel 1967. Stralci di queste registrazioni si trovano nel film London ’66-’67, uscito nel 2005, dello stesso regista. Con il crescendo della popolarità, nell’ottobre del 1966, il gruppo forma la Blackhill Enterprises, una società con i loro manager Peter Jenner e Andrew King, finalizzata alla distribuzione dei singoli Arnold Layne nel marzo del ’67 e See Emily Play nel giugno dello stesso anno. Arnold Layne raggiunge la posizione numero 20 nelle classifiche britanniche e See Emily Play la numero 6, fruttando alla band la prima apparizione TV al Top of the Pops nel giugno ’67.
L’era del diamante pazzo
Il 5 agosto dello stesso anno esce The Piper at the Gates of Dawn, il loro primo album. È considerato il primo esempio di musica psichedelica britannica, ed è stato generalmente elogiato dalla critica. Il disco è stato anche definito da alcuni critici come uno dei migliori album di debutto della storia del rock. Le tracce dell’album, prevalentemente scritte da Barrett, sono caratterizzate da testi poetici, spesso influenzati dal folk, e spaziano dalle ardite sperimentazioni sonore come Interstellar Overdrive a stravaganze come The Scarecrow. Prodotto da Norman Smith, l’album si piazza al 6º posto delle classifiche inglesi, anche se non eguaglia tale risultato oltreoceano, dove raggiunge solamente la posizione 131. Con questo lavoro i Floyd sono i primi a utilizzare dilatazioni e atmosfere di stampo fantascientifico, aprendo di fatto le porte alla stagione del rock cosmico. La band sperimenta, sempre in questo periodo, i primi light show, coinvolgendo il pubblico con proiezione di immagini, diapositive e l’impiego massiccio di un efficace impianto luci, che verrà nel tempo potenziato e perfezionato.
Con l’avvento della popolarità, lo stress della vita on the road e l’uso di droghe, in particolare LSD, minano la salute mentale di Barrett, e nel gennaio del 1968 David Gilmour si unisce alla band per aiutarlo nel suonare e cantare.
Il comportamento di Barrett diviene presto insostenibile: sempre più frequentemente è assente alla realtà e, come testimoniano gli altri membri del gruppo, capitava che nel bel mezzo di un concerto cominciasse a guardare nel vuoto o decidesse di scordare la chitarra durante l’esibizione senza alcun motivo. Capitava anche che non si presentasse nemmeno all’esibizione. A lungo andare la band non conta più su di lui: l’ultimo concerto al quale prende parte si tiene il 20 gennaio 1968 a Hastings, viene escluso dal gruppo poco dopo. Questo evento coincide anche con l’addio dei manager Jenner e King, che decidono di restare con lui, pensando che la band non sia in grado di proseguire. Al loro posto subentra Steve O’Rourke, che rimane con i Floyd fino al 2003, anno della sua morte.
Dopo aver registrato due album come solista nel 1970, The Madcap Laughs e Barrett (prodotti da Norman Smith, co-prodotti e saltuariamente suonati da Gilmour, Waters e Wright), Barrett si ritira nella sua città natale, Cambridge, dove conduce una vita tranquilla fino alla sua morte, il 7 luglio 2006.
Psichedelia e ricerca
Con l’uscita di Barrett la band è condotta con pari peso da Gilmour, Waters e Wright, che si dividono i compiti sia di voce solista che di composizione: a Waters si devono composizioni in stile jazzistico, spesso caratterizzate da un riff di basso dominante, con testi complessi e simbolici; di Gilmour sono i brani di matrice prevalentemente blues, mentre a Wright si deve il muro sonoro di tastiere, in particolare l’organo elettronico di produzione italiana Farfisa Compact Duo Deluxe, usato fino al 1971. Questa collaborazione “alla pari” dei tre, con gli anni, subisce un lento degrado che porterà Waters, alla fine degli anni settanta, al ruolo di figura centrale, relegando gli altri membri a ruoli marginali. A Saucerful of Secrets è il lavoro in cui compare la maggior quantità di esperimenti sonori nella discografia dei Pink Floyd: rumori elettronici, feedback, oscillatori e gli urli primitivi di Waters caratterizzano le tracce dell’album, che esce nel giugno del ’68 e raggiunge la posizione numero 9 nel Regno Unito, mentre non figura nelle classifiche americane. In questo disco vi è ancora traccia di Barrett, autore di Jugband Blues e chitarrista in Remember a Day (registrata durante le sessioni di Piper) e Set the Controls for the Heart of the Sun. Nei brani rimanenti Barrett è sostituito da David Gilmour, che esprime uno stile chitarristico meno avventuroso e surreale, ma più elegante ed altrettanto caratteristico. Lo stesso anno i Floyd scrivono anche alcuni pezzi entrati nella colonna sonora del film The Committee di Peter Sykes nel 1968.
L’album Music from the Film More, datato 1969, nasce grazie al regista Barbet Schroeder, che chiede ai Floyd di creare la colonna sonora del suo film, More, che sarebbe uscito a maggio. Il disco, registrato in otto giorni, raggiunge la posizione numero 9 in Gran Bretagna e la numero 153 oltreoceano, anche se viene definito dalla critica “disomogeneo” e “irregolare”. Pure i fan non accolgono molto positivamente l’album, definito troppo acustico e folkloristico, escludendolo idealmente dalla discografia della band in quanto colonna sonora.
Due brani dell’album, Green Is the Colour e Cymbaline, furono eseguiti dal vivo in quel periodo. Significativa è la seconda canzone per il fatto che in essa, per la prima volta, Waters critica il mercato discografico: questa tematica verrà da lui sviluppata anche in seguito, e sarà centrale in alcuni album successivi.
Ummagumma continua il discorso del lavoro precedente, caratterizzato da esperimenti sonori in perfetto stile psichedelico. La struttura dell’album è molto particolare: si tratta infatti di un doppio di cui un disco è registrato dal vivo al Mothers Club di Birmingham il 27 aprile 1969 ed al Manchester College of Commerce il 2 maggio (con l’aggiunta in studio di alcune parti vocali), mentre l’altro disco contiene cinque brani, tutti composti da un singolo componente del gruppo. I componimenti sono divisi in più tracce: quello di Wright quattro, quelli di Gilmour e Mason in tre, mentre Waters realizza due tracce singole, e dunque distinte, intitolate rispettivamente Grantchester Meadows e Several Species of Small Furry Animals Gathered Together in a Cave and Grooving with a Pict. L’album viene pubblicato nel Regno Unito il 25 ottobre1969 e negli Stati Uniti il 10 novembre. L’accoglienza della critica non è delle migliori, anche se recentemente l’album è stato parzialmente rivalutato. Il disco raggiunge comunque la posizione numero 5 in Inghilterra e la numero 74 negli U.S.A., facendo entrare i Floyd nella top 100 degli Stati Uniti per la prima volta. Viene certificato disco d’oro nel febbraio del 1974 e disco di platino nel marzo del 1994.
Con Atom Heart Mother, uscito il 10 ottobre1970, si individua un punto di svolta nel percorso artistico dei Pink Floyd, che con questo lavoro abbandonano la psichedelia per abbracciare il rock progressivo. La partecipazione di un’intera orchestra e la collaborazione con il compositore Ron Geesin rendono l’omonima title track un punto di riferimento importante nel mondo del progressive.
Il nome, deciso all’ultimo minuto, trae ispirazione da un articolo di giornale riguardante una donna con un pacemaker che aveva partorito. Celeberrima anche la copertina, ritraente una mucca che pascola in un prato, che è diventata una delle più famose nella storia del rock. La prima parte del disco è interamente occupata dall’omonima suite di oltre 23 minuti, brano per gruppo rock e orchestra, frutto di un lavoro collettivo, derivato per la gran parte da improvvisazioni in studio. A Ron Geesin, pioniere della musica sperimentale in Gran Bretagna, si deve l’orchestrazione, che conferisce un carattere epico alla traccia. Il secondo lato del disco contiene una traccia per ogni componente del gruppo, più una traccia conclusiva, Alan’s Psychedelic Breakfast, un curioso brano che contiene rumori di un uomo che prepara e consuma una colazione all’inglese, con parti strumentali di sottofondo.
Nonostante l’album rappresenti una rottura con il passato e sia tutt’ora considerato uno degli album più “difficili” all’ascolto, ottiene un positivo risultato discografico, il migliore fino a quel momento: numero 1 in Gran Bretagna e numero 55 negli USA. Tali risultati permettono alla band di intraprendere il suo primo tour in America.
Tra il 1970 ed il 1975 il “Pink Floyd Sound” assume una conformazione definitiva, frutto della mescolanza degli stili di Gilmour, Waters e Wright. È in questo periodo, infatti, che nascono gli album che hanno portato i Pink Floyd a vendere milioni di dischi in ogni parte del globo. Meddle, uscito nel 1971, è il preludio a tutto questo: Echoes, una suite di oltre 23 minuti che riempie il secondo lato del vinile, continua il discorso iniziato da Atom Heart Mother, ed è considerato da molti fan il capolavoro del gruppo. Il brano, definito da Waters un “sonic poem”, viene ritenuto da Mason “il primo vero album dei Pink Floyd. Ha introdotto l’idea di un tema che si può ripetere”.
L’album include anche One of These Days, un brano quasi interamente strumentale guidato dalla steel guitar di Gilmour, che si innalza sulle note vibrate dal basso di Waters. Tra i due brani una serie di pezzi a metà tra sperimentazione e melodia, tra i quali spicca Fearless, che si segnala per il testo di Waters e Gilmour e per l’inserimento di un coro dei tifosi del Liverpool, You’ll Never Walk Alone.[39] Meddle si piazza alla posizione numero 3 nel Regno Unito e solamente alla numero 70 negli States a causa, a detta di Mason, dell’inadeguata propaganda da parte della Capitol Records. L’album viene anche positivamente recensito dalla critica e apprezzato dai fan.
Nello stesso anno il regista Stanley Kubrick chiede al gruppo di poter utilizzare le musiche di Atom Heart Mother per il film Arancia meccanica, ma la proposta viene rifiutata per timore di una pubblicità negativa. Kubrick avrà modo di “vendicarsi” molto più tardi, quando Waters chiederà al regista di poter usare la voce impersonale di HAL 9000, il computer di 2001: Odissea nello spazio, nel suo Amused to Death. Al rifiuto del regista, Waters replicherà includendo un messaggio registrato al contrario al principio di Perfect Sense.
Nel 1972 i Pink ricevono l’offerta di girare un film-concerto: Pink Floyd: Live at Pompeii, girato dal regista Adrian Maben, è ambientato in Italia nell’anfiteatro di Pompei. Il video è un passaggio notevole nella carriera del gruppo, sia per l’esecuzione in uno spazio vuoto, sia per gli effetti audio-visivi utilizzati.
Altra collaborazione in ambito cinematografico è rappresentata da Obscured by Clouds, colonna sonora del film di Barbet Schroeder, La Vallée, pubblicato nel 1972. Il disco si piazza per la prima volta nella top 50 americana, precisamente alla posizione numero 46, e alla numero 6 in patria. Nonostante l’entusiasmo di Mason, che lo definisce un album “sensazionale”, la critica non è particolarmente positiva nelle recensioni,[ probabilmente a causa del fatto che le tracce propongono una sorta di ricreazione tecnologica del sound floydiano, nella quale Waters e compagni esplorano liberamente i territori dell’elettronica analogica.
Allestimento di scena in un concerto di Roger Waters che richiama la copertina di The Dark Side of the Moon
Roger Waters, sullo sfondo una proiezione della luna, immagine ricorrente nelle scenografie floydiane.
Free Four è tuttavia la prima canzone dei Pink Floyd ad essere trasmessa con una certa regolarità dalle radio statunitensi, nell’autunno del 1972, generando nel pubblico una certa aspettativa nei confronti del nuovo disco dei Pink Floyd, annunciato per la primavera del 1973. La title track, una delle tante strumentali dell’album, ha inoltre costituito il brano di apertura dei loro concerti per un breve periodo. Il disco è l’ultimo a contenere testi scritti da David Gilmour fino a A Momentary Lapse of Reason, uscito quindici anni dopo.
La consacrazione del prisma
Uscito il 24 marzo del 1973, The Dark Side of the Moon ha venduto 45 milioni di copie in tutto il mondo,[diventando il quarto album più venduto di tutti i tempi. È rimasto per 741 settimane (circa 14 anni, record tutt’ora imbattuto) nella classifica Billboard 200 dell’omonima rivista musicale americana, dalla quale è uscito soltanto negli anni ottanta. È il primo album a piazzarsi alla posizione numero 1 delle classifiche americane, mentre è rimasto alla numero 2 di quelle inglesi, pur figurando in esse 301 settimane e ottenendo il plauso della critica.